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Hai mai pensato che per una buona comunicazione serve, non solo ascoltare gli altri, ma anche ascoltare se stessi?

Cosa vuol dire ascoltare se stessi? Significa innanzitutto essere in contatto con le proprie emozioni e saperle accogliere. Questo implica la conoscenza di sé e l’essere in continuo ascolto di sé. Ognuno di noi infatti, nella misura in cui è una persona viva, è in continua evoluzione.

La persona è in continuo divenire

Oggi sono una persona diversa da ieri. L’essere persona implica una evoluzione e un processo in continuo divenire. È ciò che io penso, sento, stimo, amo, odio, desidero, spero e credo, che mi definisce come persona.

Ogni giorno aggiungo una nuova esperienza, una nuova riflessione, una nuova scoperta, e questo mi cambia. Talvolta l’esperienza che faccio è talmente radicale che mi trasforma in una persona profondamente diversa. Questo accade raramente. Sono però anche gli eventi di una vita del tutto prevedibile che mi cambiano.

È importante perciò saper guardare se stessi e gli altri sempre con occhi nuovi. Non possiamo ingabbiare l’altra persona nella idea che di lui (o di lei) ci siamo fatti. La persona che ho salutato la sera prima non è la stessa che ho davanti oggi. Anch’io non sono la stessa persona di ieri, e valuto e reagisco in modo diverso.

Ecco perché è fondamentale saper ascoltare se stessi e chi si ha di fronte. Cosa infatti posso comunicare, se non sono consapevole di chi sono veramente? E che comunicazione potrò mai avere con l’altro, se non so chi ho davanti?

Questo non vale solo per la comunicazione profonda tra due persone. Vale anche per rapporti molto più superficiali, come ad esempio i rapporti di lavoro. Quante volte arrivano richieste mal poste, gestite, pianificate, semplicemente perché chi di dovere non ha fatto alcuno sforzo di comprendere chi ha di fronte.

I diversi gradi di comunicazione

Ci sono vari gradi, o livelli, di comunicazione.

Il livello più basso e inadeguato di comunicazione, è dato dai rapporti sociali formali e superficiali. Quelli in cui chiediamo “Come stai?” senza aspettarci una vera risposta. In questo caso si ha sostanzialmente una non comunicazione. Al massimo serve come riconoscimento che l’altro fa parte del nostro universo.

Il livello successivo è quello di parlare degli altri. Anche qui non c’è alcuna vera comunicazione perché la conversazione è rivolta solo esternamente e non riguarda nulla di me.

Comunicare a diversi livelli

Poi si arriva finalmente a una vera comunicazione di me, limitatamente però alle mie idee, convinzioni, opinioni, decisioni. Molte persone si fermano definitivamente a questo livello. In questo grado di comunicazione mi espongo parzialmente, ma non troppo. Riesco sempre a trovare qualcuno che la pensa come me.

C’è infine il livello più profondo di comunicazione, cioè la comunicazione delle emozioni. Comunico non solo le mie idee, ma anche i miei sentimenti ed emozioni. Per poter arrivare a questo livello di dialogo, ci deve essere l’accoglienza, senza giudizio, dell’uno verso l’altro. In questo livello di comunicazione mi rivelo completamente. Ciò che comunico è unicamente mio.

Il bisogno e il timore di rivelarsi all’altro

Ascoltare è una componente necessaria di qualsiasi livello di comunicazione. Saper ascoltare se stessi e l’altro senza preconcetti e pregiudizi; ed essere ascoltati dall’altro.
È una cosa che purtroppo accade di rado. Siamo troppo affezionati alle nostre idee, preconcetti e pregiudizi. O addirittura non ci importa nulla dell’altro e vogliamo solo affermare noi stessi.

Il prezzo da pagare è però quello di non saper comunicare, di non scoprire mai veramente chi ho di fronte e di non riuscire ad essere in contatto con ciò che sono veramente.

Questo impoverisce me e impedisce all’altra persona di essere se stessa.

Perché ci conformiamo a ciò che gli altri si aspettano da noi? Perché siamo così raramente disposti a rivelarci veramente e invece ci proteggiamo recitando un ruolo?
Quand’è che posso osare di rivelare all’altro chi sono veramente?

Ho paura di rivelarmi a te, di dirti veramente chi sono, perché potresti non essere disposto ad accettare e accogliere chi sono. Questo è per me insostenibile perché non ho altro al di fuori di ciò che sono.
È ciò che John Powell, psicoterapeuta, divulgatore e gesuita, sostiene nel suo libro “Perché ho paura di dirti chi sono”.

Credo che ciascuno di noi lo possa riconoscere vero per sé.

Ascoltare se stessi per saper ascoltare gli altri

L’ascolto accogliente, empatico e non giudicante non è però ancora sufficiente.
Non basta che l’altra persona sia disposta ad accogliermi per ciò che sono. Io devo prima sapere chi sono veramente e mi devo anche accettare per quello che sono. Devo quindi sapermi accogliere, con tutti i pregi e i difetti, debolezze e punti di forza.

Questo implica il saper ascoltare se stessi e l’aver fatto pace con la propria storia personale. Non è facile, ma è il presupposto per poter essere veramente se stessi e per poter comunicare agli altri chi siamo.

Sapersi ascoltare, accogliere e conoscere è essenziale anche per poter essere in grado di ascoltare veramente l’altro.

Come posso ascoltarti se non sono consapevole della mia rabbia, dolore, tristezza o altro? Tutto quello che ascolto da te, prende il colore di quello che sto vivendo e provando ora. Solo se ne sono consapevole, posso riconoscere e separare ciò che è mio, da ciò che ascolto da te.

Sono perciò in grado di ascoltare l’altro veramente e accoglierlo per ciò che è, oppure sono in grado di togliermi la maschera e rivelare ciò che sono nel profondo, solo se prima io mi accolgo e accetto per ciò che sono, e mi so ascoltare senza giudicarmi per ciò che sono.

Ascoltarsi è sapere che le emozioni sono tutte uguali

Una persona matura e consapevole sa ascoltare se stessa; non è in balia delle proprie emozioni perché le conosce e accoglie, e sa trovarne l’equilibrio.

Le emozioni sono moralmente neutre. Non ci sono emozioni buone o cattive.

Le emozioni non sono ne buone ne cattive

Se quello che fai o dici, mi fa provare rabbia, tanto che mi viene voglia di prenderti a pugni, la mia emozione non è immorale. Potrei considerare immorale prenderti a pugni, ma l’emozione in sé non è né buona né cattiva.
La devo accogliere, riconoscere e non reprimere; e poi valutare razionalmente se e come agire. Invece di prenderti a pugni, potrei ad esempio dirti ciò che provo. Questo migliorerebbe la comunicazione tra noi, a patto di riuscire a dirtelo senza incolparti, cioè se riesco a non giudicare.

Essere una persona consapevole e in continua crescita è la condizione necessaria per poter avere una vera comunicazione.

Ascoltare se stessi se c’è un sano rapporto con gli altri

Una componente fondamentale del divenire sempre più persona sana, equilibrata e consapevole è il rapporto con gli altri.

È solo in un rapporto sano con le altre persone che è possibile per me accogliere me stesso, accettarmi, guarire dalle mie ferite. Posso essere veramente me stesso solo se ho delle sane relazioni con gli altri. Ho bisogno degli altri per essere veramente me stesso.

Quando ho qualcuno con cui oso essere me stesso ed esprimere i miei valori, speranze, desideri, gioie, timori, pensieri, ciò in cui che credo, ciò che amo; è allora che riesco a conoscere me stesso veramente. Solo allora so chi sono e quali potenzialità ho ancora da sviluppare ed esprimere.

Vale anche il contrario. Posso avere delle sane relazioni solo se mi conosco, accolgo e accetto. I due aspetti dell’ascolto (di sé e dell’altro) sono perciò reciprocamente interdipendenti. Si rinforzano e sorreggono a vicenda.

Ogni giorno cambiamo e ogni giorno anche i nostri rapporti interpersonali cambiano.

Ecco quindi l’importanza di saper ascoltare se stessi e gli altri, con un ascolto autentico, accogliente, empatico e non giudicante.

In sintesi

È solo in un rapporto soddisfacente con gli altri che mi posso conoscere e posso imparare sempre più ad ascoltare me stesso.
Solo se mi so ascoltare, posso essere in grado di ascoltare veramente anche l’altra persona; e questo mi permette di avere quindi una comunicazione efficace e reciprocamente soddisfacente.

L’ascolto reciproco è quindi la condizione necessaria, non solo per poter avere relazioni sempre più soddisfacenti, ma anche per potere crescere e evolvere sempre più pienamente come persona.

Che ne pensi? Corrisponde anche alla tua esperienza di vita?

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